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9/4/2008
DOVE è FINITA LA BUONA EDUCAZIONE? MODERNAMENTE MALE EDUCATI MA ESSERE EDUCATI è TRATTO DISTINTIVO DI PROGRESSO E MODERNITà. MEGLIO PROVVEDERE.

IL PUNTO DEL POETA – www.gardapoesie.com

Dove è finita la buona educazione?
MODERNAMENTE MALE EDUCATI
Ma essere educati è tratto distintivo di progresso e modernità. Meglio provvedere.

Quando si dice la buona educazione. O meglio quando si diceva. Perché la formula pare un po’ antiquata, ma soprattutto poco applicata. E invece il concetto che gira intorno alle questioni riferite proprio alla buona educazione, si avvicina da sempre a valori di progresso e di modernità. Forse l’abbiamo dimenticato, ma la distinzione che qualifica maggiormente l’uomo il divenire della sua storia è, o almeno dovrebbe essere, proprio questo. Queste inguaribili dimenticanze, creano però numerosi problemi. Faccende che poi si inerpicano in discussioni che riguardano i valori, sempre meno accertati, le emozioni, in crisi perenne, le strutture sociali, che crollano significativamente al cospetto di un’indifferenza collettiva dilagante. Così le difficoltà aumentano. E l’infelicità diventa caratteristica dominante della società moderna. Per cui si cercano i rimedi, lavorando sulla varietà delle teorie psicologiche, nate, cresciute ed ideate per far fronte a questo malessere difficile da comprendere. Perché, almeno sulla carta, in Occidente il benessere è consolidato. Automobili, telefonini, elettrodomestici di ultimissima generazione,  rendono i riti obbligati della vita quotidiana più semplici. Però, qualcosa ci sfugge e ci angoscia. Ed allora ecco la ribellione consumata in varie tipologie degenerative, che vanno dall’uso delle droghe, alla guerriglia urbana capace di fare esplodere la rabbia dentro uno stadio, o in un corteo politico. Tutto incomprensibile ad una prima apparenza. Tutto comprensibilissimo se il ragionamento diventa più semplice. In sostanza il nostro “tutto”, altro non è che la rappresentazione del nostro “niente”. Una specie di nulla altamente operativo ed efficientista, che ha trascurato i cardini strutturali della nostra identità. In questo modo i bisogni reali, vengono trascurati proprio perché oggi sconosciuti. Un esempio: il bisogno di stare insieme, soprattutto da giovani, in spazi come quelli dell’oratorio che prendiamo come simbolo di educativa spontaneità relazionale. Come è possibile avvicinarne gli ideali, alla ufficialità annoiata degli attuali punti di ritrovo giovanile, dove l’impersonalità regna sovrana e dove l’educazione sembra un divertente optional? Forse in questo piccolo dettaglio, sta la soluzione di ogni precarietà esistenziale. Forse basterebbe un po’ più di buona educazione per guarire definitivamente da ogni male oscuro e per diventare sul serio uomini e donne della modernità.
Eugenio Farina
eugeniofarina@gardapoesie.com

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